Gasolio a tre euro al litro, l’allarme che preoccupa automobilisti e imprese

19 Agosto 2026   15:28  

FederPetroli teme nuovi rincari nei prossimi mesi se proseguiranno le tensioni internazionali. Imprese e consumatori chiedono interventi sulle accise per frenare ulteriormente i prezzi.

Il gasolio potrebbe arrivare a 3 euro al litro nei prossimi mesi qualora la crisi internazionale dovesse continuare ad alimentare le tensioni sui mercati energetici. A prospettare questo scenario è Michele Marsiglia, presidente di FederPetroli Italia, che guarda con crescente attenzione soprattutto a quanto sta accadendo in Medio Oriente.

Non si tratterebbe di un aumento destinato a materializzarsi nell’immediato, ma di un'ipotesi legata all’evoluzione dei prossimi mesi. Il nodo principale resta lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio mondiale di petrolio e prodotti energetici. Secondo Marsiglia, se l’attuale situazione dovesse proseguire senza significativi cambiamenti, il mercato potrebbe andare incontro a un vero e proprio “stravolgimento”.

A pesare sono anche le quotazioni internazionali dell’energia. Il Brent si è spinto su livelli particolarmente elevati, arrivando nell’attuale fase di tensione nell’area dei 92-93 dollari al barile, mentre il prezzo del gas ha raggiunto quota 63 euro per megawattora. Oscillazioni che inevitabilmente finiscono sotto osservazione per le possibili ripercussioni sui prezzi applicati agli automobilisti.

Il problema non riguarda soltanto le famiglie. Le piccole imprese temono infatti che l'aumento dei carburanti possa tradursi rapidamente in maggiori spese per trasporto, produzione e distribuzione, con conseguenze sull’intera catena dei prezzi.

La Fapi, Federazione autonoma piccole imprese, sostiene che la crescita delle quotazioni stia progressivamente assorbendo i benefici delle misure adottate finora e chiede al Governo di valutare nuovi interventi sulle accise.

Critica anche Confimprenditori, secondo cui le misure messe in campo non sarebbero riuscite a contenere adeguatamente l’aumento dei costi. L’associazione sottolinea soprattutto l’impatto sulle migliaia di aziende che dipendono quotidianamente dal trasporto su strada e che devono fare i conti con un gasolio sempre più caro.

Sul fronte dei consumatori interviene invece il Codacons, che chiede di prorogare lo sconto fiscale sui carburanti e di estendere la misura anche alla benzina. L’associazione evidenzia come i prezzi della verde abbiano raggiunto livelli superiori a quelli precedenti all’ultimo intervento fiscale, sia sulla rete ordinaria sia lungo le autostrade.

A complicare ulteriormente il quadro c'è il diverso ritmo con cui le oscillazioni del greggio tendono a trasferirsi sui listini alla pompa. Secondo un’analisi dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani, gli aumenti del petrolio vengono recepiti più velocemente rispetto alle diminuzioni.

Quando il greggio sale, infatti, circa due terzi dell’incremento si trasferiscono sui prezzi entro tre giorni, mentre nell’arco di una decina di giorni l’adeguamento diventa quasi completo. In caso di diminuzione delle quotazioni, invece, nei primi tre giorni arriverebbe alla pompa soltanto circa un terzo della riduzione, mentre servirebbero fino a 17 giorni per trasferirne circa quattro quinti.

Nel frattempo i prezzi restano elevati. Sulla rete autostradale, la benzina self viene indicata mediamente a circa 2,178 euro al litro, in leggero aumento rispetto ai 2,173 euro precedenti. Sulla rete stradale nazionale la verde self si attesta invece attorno a 1,997 euro, mentre il gasolio raggiunge mediamente 2,107 euro al litro.

I dati vengono monitorati quotidianamente dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy attraverso l'Osservatorio prezzi carburanti. Il quadro rimane quindi strettamente legato all'evoluzione geopolitica: eventuali nuove tensioni sulle forniture e sulle principali rotte energetiche potrebbero esercitare ulteriore pressione sulle quotazioni del petrolio e, di conseguenza, sui prezzi alla pompa in Italia.


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